Startup Limenet, così l’anidride carbonica può essere stoccata in mare

Il progetto La tecnologia è stata sviluppata dalla startup lecchese Limenet. Accelerato il ciclo geologico del carbonio: un’arma contro il climate change

Una tecnologia innovativa che accelera un processo naturale per lo stoccaggio della CO2 nei mari e negli oceani firmata dalla startup lecchese Limenet. Nata nel 2018 come una community di scienziati, ricercatori, imprenditori e investitori, oggi è una società benefit deep tech che vanta collaborazioni industriali e partnership internazionali e si occupa di stoccare la CO2 nel mare in forma di bicarbonati per contrastare i cambiamenti climatici. Con sede legale a Galbiate e operativa a Lecco, nel 2022 ha progettato nel porto di La Spezia il primo impianto pilota.

Il meccanismo

Francesco Campo a capo della sezione ricerca e sviluppo della startup nel corso del webinar “Salvaguardia del patrimonio idrico”, organizzato da ComoNext e Fondazione Return, ha illustrato come funziona il meccanismo naturale alla base della tecnologia implementata che si ispira al ciclo geologico del carbonio, un processo attraverso il quale il carbonio viene scambiato tra la geosfera (terreno), l’idrosfera (mari e oceani), la biosfera (acque dolci) e l’atmosfera terrestre: «Un processo che avviene naturalmente per rimuovere la CO2 che si accumula in atmosfera. Un fenomeno però troppo lento per sostenere le emissioni antropogeniche, in continua crescita. Oggi il mare e la biosfera non sono più in grado di bilanciare l’eccessiva quantità di anidride carbonica in atmosfera, che ha come conseguenza l’effetto serra e un forte aumento dell’acidificazione dell’acqua marina, mettendone in pericolo l’intero ecosistema». Un meccanismo che richiede migliaia di anni: «La tecnologia innovativa Limenet accelera questo processo, da carbonato di calcio, acqua marina ed energia rinnovabile, è in grado di trasformare l’anidride carbonica, raccolta dall’atmosfera o da altre sorgenti, in una soluzione acquosa a pH 8.15 marino di bicarbonati di calcio. Così facendo, otteniamo una soluzione di stoccaggio di CO2 duratura e stabile all’interno di mare e oceani».

L’accelerazione avviene grazie all’inserimento di energia elettrica e termica nel sistema. In base al costo dell’energia e alla conseguente carbon footprint, Limenet sta testando diverse soluzioni che permettono il funzionamento ibrido dell’impianto: «L’energia viene fornita dalla gassificazione di residui vegetali che forniscono anche la CO2 biogenica che viene assorbita tramite fotosintesi. In alternativa alle biomasse è possibile utilizzare energie rinnovabili».

Nel 2022 Limenet ha ingegnerizzato e industrializzato la propria tecnologia realizzando un progetto pilota nel Centro di supporto e sperimentazione navale della Marina Militare di La Spezia in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università Unige di Genova che ha validato il processo: «Stiamo certificando i nostri crediti di CO2 che andremo a rimuovere dall’atmosfera attraverso la procedura brevettata. Tra le attività che stiamo svolgendo in collaborazione con università italiane e non solo, tenuto conto che Limenet nasce da un progetto di ricerca che ha visto la collaborazione del Politecnico di Milano e del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, stiamo valutando la stabilità degli ioni bicarbonato nel tempo attraverso analisi chimiche sul nostro impianto pilota con il Politecnico di Milano. La simulazione di quello che succede quando viene rilasciata la nostra soluzione al punto di scarico e nell’area del Mediterraneo. Oltre alla valutazione degli impatti lungo il ciclo di vita del processo e quella economica, stiamo valutando gli impatti sull’ecosistema marino». Tra i partner anche l’Università di Milano Bicocca e la Heriot-Watt University di Edimburgo. Il processo di trasformazione dell’anidride carbonica in bicarbonati di calcio, ossia la produzione di emissioni negative di Co2, viene tracciato da Limenet attraverso la blockchain.

L’accordo

L’Accordo di Parigi del 2015 ha posto le basi per limitare l’innalzamento della temperatura globale a 1,5 gradi, se il trend degli ultimi anni fosse confermato, il riscaldamento globale prodotto dall’uomo raggiungerebbe 1,5 gradi tra il 2030 e il 2050: «Per contrastare i cambiamenti climatici rispettando gli obiettivi ambiziosi come quello a livello internazionale prefissato dall’Accordo di Parigi, ma in generale per raggiungere gli obiettivi per limitare l’innalzamento della temperatura, devono essere portate avanti non solo azioni per l’azzeramento delle emissioni, ma allo stesso tempo è necessario intervenire con processi di rimozioni della CO2 già presente in atmosfera». Se le emissioni si fermassero domani, la CO2 presente impiegherebbe secoli per essere assorbita naturalmente.

Il processo non solo stocca anidride carbonica ma, dissolvendo i composti carbonatici nell’acqua marina, ne aumenta l’alcalinità, cioè la capacità di resistere ai cambiamenti nei livelli di acidità, con possibili benefici per l’ecosistema marino.

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