Ghidotti: «Como migliore non solo in difesa»

Intervista «Penso che la sconfitta pesante di Modena, lo sconforto di quella giornata, abbia davvero attivato qualcosa in noi»

La difesa del Como non è più all’ultimo posto. Dopo che a lungo è stata la più battuta del campionato, ora c’è qualcuno che ha subìto di più. Magra consolazione, si dirà. Perché il Cosenza nell’ultimo turno ha preso due gol, e ora fanno ventitre reti subìte, ma ha vinto e si è riportato davanti al Como, che di gol ne ha preso uno solo e ora in tutto fanno ventidue.

Ma il punto da sottolineare è un altro, cioè che nelle ultime tre partite la reti subìte sono state solo due, di cui una su rigore. In 270 minuti, insomma, si è subìto quello che mediamente si subiva in ogni partita precedente: venti reti nelle prime dieci partite. E nessuno meglio di Simone Ghidotti può saperlo.

Simone, un miglioramento che non sembra casuale.

Ovviamente no, non lo è. Io credo che conti soprattutto la motivazione diversa con cui abbiamo affrontato queste ultime partite. Penso che la sconfitta pesante di Modena, lo sconforto di quella giornata, abbia davvero attivato qualcosa in noi. Parlo di tutti, non solo della difesa. Più concentrazione, più attenzione. Siamo più squadra.

E, tocchiamo ferro, ma dopo una serie terribile in queste due ultime gare ci sono stati undici corner contro, e nessun pericolo. Incubo superato?

Speriamo di sì, ci abbiamo lavorato tanto. C’è anche da dire che, dopo il gol preso a Parma, sui calci piazzati ci disponiamo a zona e non più a uomo, ci sentiamo tutti un po’ più responsabilizzati e per ora gli effetti positivi ci sono. Anche se non conta solo quello, chiaramente.

Quanto può aver pesato il fatto di aver cambiato più volte dall’inizio dell’anno gli uomini in difesa, alla ricerca della soluzione più giusta?

Non saprei, nel senso che i problemi ci sono stati per tutta la squadra, non solo per la difesa. Quello che è certo è che ognuno di noi ha sempre cercato di fare del suo meglio. I miglioramenti si ottengono se tutti insieme miglioriamo, non solo un reparto.

Tu sei alla prima esperienza in B. Come giudichi questo tuo percorso?

Sto imparando, lavoro per crescere partita dopo partita. Sapevo che sarebbe stato tutto più difficile, mi sto adeguando alla velocità, al gioco della B, alla qualità degli avversari, agli ambienti più caldi. Tutte difficoltà che mi aspettavo.

Hai superato anche la prova di essere messo in panchina dopo la partita di Cosenza, forse per te la più problematica, ed essere poi capace di riprenderti il posto con grande sicurezza in una situazione non facilissima, a metà della gara con il Benevento.

Anche stare in panchina è stato tutt’altro che semplice. Ma pensavo e sapevo che ci sarebbe stata prima o poi un’altra occasione. Certo non mi aspettavo che sarebbe arrivata come è arrivata. Non mi era mai capitato di entrare a metà partita, ho cercato di fare del mio meglio.

E lo hai fatto benissimo, difendendo una vittoria importante come quella. E forse quel secondo tempo è stato il vero momento chiave del tuo campionato, anche per le scelte successive di Longo.

Non so, sulle scelte del mister non dovete chiedere a me. Credo però sia stata una bella dimostrazione della capacità di farmi trovare sempre pronto. Più che per me, però, quella partita è stata importante per il Como, per tutti noi.

Avete davvero svoltato, l’aria è veramente cambiata?

Le nostre sensazioni sono positive, come dicevo ora siamo più squadra, siamo più compatti. Peccato per questa pausa, avremmo voluto tutti giocare subito.

Tre gare e tre vittorie al Sinigaglia. Importante questo aspetto.

Molto, certo. E anche questo non è un caso.

Però dobbiamo dare continuità a questi risultati.

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