
Cultura e Spettacoli
Domenica 16 Agosto 2009
Paolo Conte loda De Sfroos:
<La sua è vera poesia>
Dal cantautore apprezzamenti anche per lo scrittore Andrea Vitali
Paolo Conte, in un’intervista a Tuttolibri de La Stampa è tornato a parlare di questa sua predilezione per Bernasconi, anzi, per “il Bernasconi” come lo avrebbe chiamato Piero Chiara. L’avvocato stava, infatti, parlando dei suoi gusti letterari e richiesto di indicare il suo scrittore preferito tra gli italiani non ha avuto esitazioni scegliendo «Piero Chiara e in assoluto "Vedrò Singapore?": la perfezione. Non te la conta lunga, maestro nei dialoghi. Trovo che i dialoghi siano di un’importanza assoluta e che possano rovinare completamente un libro. Chiara scrive con un incedere da verbale di questura. È il cadenzare di uno che sa raccontare. Come sapeva raccontare Simenon. Sfiorano ogni tanto la poesia, senza compiacersene, un frammento qua e là nella loro semplicità e scorrevolezza. Molto bravo è quel proseguimento di Chiara che è Andrea Vitali». Ed ecco che arriviamo così a Davide, altro personaggio di lago: «Hanno un ritmo poetico particolare. Per esempio, mi piace Van De Sfroos, cantautore comasco, musicista che compone e canta in dialetto canzoni country». Non solo: per i lettori piemontesi l’autore, fra mille altre, di "Sijmadicandhapajiee" (che non è indostano), ha spiegato: «Van De Sfroos non è olandese, come parrebbe, ma dialettale: “van de sfroos”, vanno di sfroso. I personaggi sono gli spalloni, i contrabbandieri. C’è della poesia lì dentro, poesia lombarda, bella soda». Sicuramente d’accordo con questa veloce ma ficcante recensione il leader del Carroccio Umberto Bossi che non ha mai fatto mistero di amare particolarmente il bardo laghée. Ma questo è periodo di campagna elettorale (la posta in gioco è il trono del Pirellone) e c’è da recuperare la base leghista, bella soda anche quella, che si commuove quando l’Umberto parla della Padania un po’ come se fosse Avalon o un’altra Terra Promessa. Così da più parti si parla dell’approdo della canzone dialettale al Festival di Sanremo, naturalmente con Van De Sfroos in prima linea.
Lui non è entrato direttamente nel merito se non per affermare, con assennatezza, che per andare all’Ariston bisogna avere un progetto preciso, una canzone giusta. E c’è chi ha ricordato il caso Tazenda “costretti” a rivolgersi a Bertoli per non cantare solo in sardo o i Pitura Freska che, a rigor di logica, non avrebbero potuto proporre il loro "Papa nero" (a dire il vero ci sono poche cose più flessibili del regolamento del Festival). Ma il vero problema è un altro: e se poi la canora manifestazione fosse vinta dai romanissimi (e pure rossi) Ardecore, poi chi glielo racconta al Bossi?
Alessio Brunialti
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