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Cronaca
Giovedì 06 Febbraio 2025
«È una manifestazione unica
Davvero una grande emozione»
Protagonista Deborah Compagnoni: «Essere ambassador è un onore I Giochi lasciano non solo le infrastrutture, anche i valori dello sport»
Una delle più grandi atlete italiane del passato oggi è ambassador dei Giochi di Milano Cortina 2026. Ed è legata a doppio filo ai territori in cui si terranno le gare. Deborah Compagnoni è la prima atleta ad aver vinto una medaglia d’oro in tre diverse edizioni dei Giochi olimpici invernali nella storia dello sci alpino. Nel suo palmares figurano tra l’altro sedici vittorie in Coppa del mondo, tre medaglie d’oro olimpiche e tre medaglie d’oro iridate. Ha conquistato anche una Coppa del Mondo di slalom gigante ed è stata alfiere durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Lillehammer 1994. Valtellinese di Santa Caterina Valfurva, oggi è testimonial dei Giochi “casalinghi”.
Grande onore
«L’emozione è grande – afferma Compagnoni –, per me è proprio una manifestazione in casa perché io sono nata a Bormio. Poi c’è Livigno, un territorio bellissimo. Non solo da far conoscere, perché lo conoscono già in tanti, però da valorizzare e da conservare. Noi che lo conosciamo bene sappiamo quante belle sono le nostre vallate, i laghi, tutto l’ambiente di queste aree che io amo tanto. Ora vivo in Veneto, per cui sono molto vicina a questi territori, a queste regioni bellissime, alle montagne, dove ho sciato, anche in Trentino Alto Adige. Perciò questo è davvero un onore per me. Essere ambassador di questo evento che mi ha portato a capire ancora di più l’importanza dei Giochi olimpici e la portata di questa manifestazione unica che celebra i valori sportivi». Lo sport, insomma, le ha insegnato tanto. «Alle prime Olimpiadi a cui ho partecipato non ero così emozionata – sottolinea –, forse ho sentito davvero la pressione che non volevo andare a farle. Poi però ho vinto e questo dà proprio il senso di quanto per un atleta l’Olimpiade abbia un valore maggiore rispetto a tutte le altre competizioni».
L’eredità
Tornando a parlare della provincia di Sondrio, la campionessa olimpica parla dell’eredità che lasceranno i Giochi. «È importante ciò che lasciano i grandi eventi, non solo le infrastrutture, ma anche i valori olimpici e la vicinanza allo sport, soprattutto per i giovani».
Il 6 febbraio 2026 le luci di San Siro si accenderanno sui Giochi che tornano in Italia a distanza di vent’anni. Torino aveva già segnato il salto di qualità delle Olimpiadi invernali, e ora che il Belpaese ospita di nuovo la rassegna a cinque cerchi con l’inedita coppia Milano-Cortina aspettative e speranze crescono, anche in termini di risultati.
Nel capoluogo piemontese con 185 azzurri in gara le medaglie furono 11, di cui 5 pesantissime d’oro: erano i tempi di Armina Zoeggeler e dei fondisti (Di Centa, Zorzi, Piller Cottrer) e dell’exploit nel pattinaggio di Enrico Fabris. Nell’ultima edizione, nel 2022 a Pechino, le medaglie sono state 17, impreziosite dagli ori di Arianna Fontana nello short track e del doppio misto del curling.
Fontana ci riprova
E molti dei protagonisti di Giochi in Cina ci riprovano, perché le Olimpiadi in casa hanno un sapore speciale: tra le speranze azzurre in corsa per le 195 medaglie su 16 discipline in calendario un posto in prima fila lo merita proprio la pluricampionessa valtellinese dello short track. La quindicenne che a Torino nel 2006 si affacciò sulla scena olimpica vincendo pure un bronzo, al Mediolanum Forum di Milano insegue la storia: alla sua sesta Olimpiade (finora sempre sul podio) va a caccia di un’altra medaglia per eguagliare il record del cannibale dello slittino, Zoeggeler, sempre sul podio su sei partecipazioni ai Giochi.
Nonostante le polemiche e la “rottura” con la federazione tra complotti e dissapori sui tecnici, Fontana resta una numero uno, reduce dai recenti ori agli Europei e pronta a raddoppiare gli impegni ai Giochi in gara anche sulla pista lunga.
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