Il complotto per far vincere Meloni

Alla vigilia delle elezioni di Roma del 2016, quelle che avrebbero consacrato sindaco Virginia Raggi grazie a una clamorosa vittoria dei 5Stelle, la senatrice Paola Taverna coniò un aforisma talmente spassoso da farlo entrare nella piccola storia del costume italiano: “C’è un complotto per farci vincere!”.

Ora, è ormai da anni che la politica italiana non può più essere analizzata con le armi della logica, della competenza e della serietà, argomenti del tutto sconosciuti alla stragrande maggioranza degli statisti che si stanno contendendo Palazzo Chigi, ma va interpretata come se fosse un racconto di Gogol’, perché è il grottesco la sua sola chiave di lettura. E se ragioniamo in questi termini, in effetti l’uscita del tutto paradossale - i complotti di solito si ordiscono per farti perdere… - della focosa liderina romanesca, in fondo, non era affatto sciocca e si è rivelata addirittura profetica.

La tesi era molto semplice. Quei mascalzoni del centrosinistra e del centrodestra, ben sapendo che la situazione della capitale era disastrosa e di fatto irrisolvibile, avevano proposto due candidati debolissimi come Giachetti e Marchini così da aprire un’autostrada alla rampantissima e incazzosissima candidata dei grillini, che viaggiava con il vento in poppa. Poi però, sempre secondo la Taverna, il governo guidato da Renzi e la Regione nelle mani di Zingaretti avrebbero tagliato tutti i fondi per impedirle di attuare il suo programma: “Ci vogliono far governare perché ci vogliono distruggere!”. E così è andata, anche se solo il buon cuore impedisce di fare l’elenco di tutte le incompetenze e le insipienze della giunta Raggi.

È passato qualche anno - e ne sono successe di cose - ma lo schema è rimasto lo stesso, visto che c’è in giro un’arietta di quelle tutte italiane, un’arietta da trappolone nei confronti di un’altra donna lanciatissima - in questo caso Giorgia Meloni - che poi magari non succede niente, ma forse iniziare a mettere questa eventualità nell’ordine delle cose magari è meglio. Diciamoci la verità. Il momento storico per chiunque voglia affossare nella culla il possibile governo del probabile vincitore delle elezioni - anche se non si può mai dire, i sondaggi negli ultimi anni hanno sempre ciccato, ci sono ancora troppi indecisi, i giovani non votano, ma se votano preferiscono il Pd e i 5Stelle e bla bla bla – è davvero perfetto. Nel senso che peggiore non potrebbe essere, visto che il pacchetto di emergenze che il premier dovrà affrontare tra crisi internazionali, pandemia e, soprattutto, emergenza economica ed energetica è talmente mostruoso da far schiantare politici di livello molto più alto e di esperienza molto più consolidata della leader di Fratelli d’Italia. E allora, cosa c’è di meglio di lasciarla andare a sbattere - la svolta atlantica è troppo recente per essere credibile? quanto pesano le sintonie con impresentabili come Orban o Vox? quanti si ricorderanno i violenti attacchi all’Europa e all’establishment? - per poi ritornare all’eterno richiamo della foresta della responsabilità nazionale, dell’unione sacra per salvare l’Italia dal default, dell’esecutivo dei tecnici al di sopra delle parti che gestisca la crisi per poi ridare il potere ai politici al prossimo giro, tutte cose che abbiamo già visto e rivisto negli ultimi dieci anni?

La Meloni, che ha tanti difetti, specialmente in campo economico, ma che non è una stupida, è una che lavora e non è una fanfarona come certi altri soggetti con i quali è giocoforza alleata, ha perfettamente capito che la prima a rischiare la ghirba è lei, che nel momento in cui dovesse diventare premier sarà una donna sola – ma questa è la natura del potere, non altra – che i primi nemici, i primissimi nemici che faranno di tutto per non farla andare a Palazzo Chigi o, nel caso, per farla saltare in aria saranno i suoi alleati - ma che i veri nemici siano in casa vale per tutti i partiti e tutte le professioni – e che la lunga lista di promesse roboanti, insostenibili e, a tratti, specie in materia fiscale, addirittura ridicole che escono dal suo campo saranno un cappio nel quale è un attimo infilare la testa.

Il percorso è strettissimo. Per essere credibile sui palcoscenici veri, quelli che contano e che ben poco hanno a che fare – piaccia o non piaccia - con le intemerate, le ganassate e le sbrodolate da comizio, dove si indossa il peplo della purezza e dove ci si riempie la bocca di mille panzane, non potrà scostarsi più di tanto dal percorso di Draghi. Da lì non si scappa. Ma se poi, alla fine, la sua politica fosse la stessa di quella del governo precedente rappresenterebbe un tradimento plateale della diversità che lei ha sempre sostenuto di interpretare e rappresentare, dalla sicurezza, all’emigrazione, alla difesa aprioristica di alcune delle categorie più protette, corporative, parassitarie e spesso pure intimidatorie, passando per tutto il resto, a partire dagli inquietanti interrogativi sulla sua classe dirigente. Le fiammate di tanti suoi predecessori, che sono passati in pochi anni dal ruolo di salvatore della patria a quello di comprimario - Renzi, Conte, Salvini - la dice lunga su quanto la mera onda della novità si rivelerà di brevissima durata e ci vorrà ben altro per poter ben governare, per non farsi commissariare.

E’ pura suggestione, ma sembra davvero che ci sia un complotto per farla vincere. Per fortuna che a vigilare sulla trasparenza della campagna elettorale e ad operare un rigoroso fact-checking sulle promesse dei partiti c’è la nostra meravigliosa categoria che, avendo già annusato l’aria di nomine Rai, poltrone redazionali, incarichi di consulenza, da ghost writer e da consigliori, sta già avviluppando la Meloni - come ha sempre fatto dai tempi di Rumor, anzi, di Giolitti, anzi, di Cavour e Ricasoli - con le sue genuflessioni, le sue slappate e i suoi salamelecchi. Perché quando c’è da saltare sul carro del vincitore da queste parti non si prendono lezioni da nessuno.

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Primo Arcovazzi

2 anni, 6 mesi

Sono d'accordo con il direttore. Conosco molti che hanno sempre votato da tutt'altra parte ma che quest'anno voteranno la Meloni "per vederla andare a sbattere"... Siamo fatti così, gli interisti e i milanisti tifano contro la Juve durante le partite di Champions, e viceversa...

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julien sorel

2 anni, 6 mesi

Forse nn si comprende come l effetto combinato della riduzione dei parlamentari e la legge elettorale orrenda made renzi porterà l unica coalizione in campo ad avere oltre 2/3 dei seggi con meno del 50% dei voti. Da qui il probabie avvento di un regime alla polacca con una solidissima maggioranza altro che governo tecnico. I registi di fatto questa operazione non sono nel centrodestra ma altrove a meno di pensare ad una loro incapacità di intendere che gli ha impedito di valutare le conseguenze delle proprie scelte .

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Calma e gesso

2 anni, 6 mesi

Pronti per il prossimo governo tecnico? Visto che il centrodestra è una coalizione molto meno coesa di quanto vuol fare apparire (si intravedono già divergenze che poi diverranno importanti) appena sistemati i loro affari, fatte tutte le nomine importanti ecc.... qualcuno si tirerà fuori, come sempre dando la colpa agli altri, e si ricomincerà con la storia che ci impongono governi tecnici ecc.

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julien sorel

2 anni, 6 mesi

Non mi risulta proprio che la Germania espella l' 80% di chi riceve il mandato di espulsione ...per le democrazie è difficilissimo espellere la gente perché sono appunto democrazie con uno stato di diritto in funzione. Poi non si può accogliere i profughi ucraini perché vittime dei russi e respingere i siriani iracheni eafghani solo perché fuggono da situazioni provocate dagli usa...altrimenti crolla tutta una certa narrazione

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Attilio Riccetti

2 anni, 6 mesi

Domenica a Villa d'Este c'era una tavolata che sembrava tipo quelle che si vedono alle due del sabato notte alla Sagra della cipolla a Cannara . Ps - viva la slunza cui cigulet .

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Uomo Ragno

2 anni, 6 mesi

Ma la libidine è stare all opposizione. Non fai nulla, ti lamenti. Prendi gli stessi soldi di chi, al governo, im questa situazione, con le sprangate che ancora devono arrivare tra chiusure, licenziamenti e fame.... sarà preso a sassate dalla popolazione... un bel 4,5%. Soldi in tasca e non far nulla se non criticare.. non sarebbe un bel lavoro? Chiunque salirà dovrà sottostare a mamma Europa. Mi chiedo, perchè solo l'italia negli ultimi 10 anni ha 5000 rimpatrii su 28.000 ordini di espulsione annui (media istat). Mentre francia, grecia, spagna e germania riescono a espellere quasi l'80% di chi riceve il mandato di espulsione?

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julien sorel

2 anni, 6 mesi

Stiamo vivendo la più grave crisi mondiale dal 39 ed è ingenuo pensare che da oltreoceano non influenzino in maniera decisiva le elezioni di un paese chiave per la coesione della coalizione europea . Quindi forte di questo imput la stampa nostrana si è scatenata con cori di elogi attenti persino alle foto pubblicate della futura premier. E questo nonostante la completa inesperienza della signora in qualsiasi ambito amministrativo alle sue uscite alquanto discutibili e nn parlo dei temi gender etc ma di ben altro, al livello non eccelso per nn dire altre cose del suo partito Dei sondaggi si ignora che quasi la metà è ancora indecisa mentre si continua ad evidenziare la sua crescita inarrestabile di con evidenti funzioni di trascinamento. La chiusura del cerchio sono queste strane elezioni estive 1 volta nella storia e il comportamento inspiegabilmente assurdo del leader del PD .

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Babbo Natale

2 anni, 6 mesi

Invece al pd e a sinistra tutti dei fuoriclasse della politica …..

Lo Spiegone

2 anni, 6 mesi

Dietrologia. Ti presenti alle elezioni, le vinci e allora devi governare. La situazione la conosci e non esiste "sono stato eletto a mia insaputa". Citare Taverna poi dà un'idea del livello del ragionamento...

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Comasco Umanista

2 anni, 6 mesi

può essere .. di sicuro Meloni ha l'enorme vantaggio di essere stata all'opposizione per tutti gli ultimi 5 anni .. si sa che da qualche decennio in Italia chi è al governo perde drasticamente consensi ( e perde le elezioni successive) ... negli ultimi 5 anni hanno governato TUTTI (con "alleanze da voltastomaco") a periodi alterni, normale che il consenso di tutti gli altri sia sceso

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Cesare Calovini

2 anni, 6 mesi

@Catone. Io ho fatto l’esempio di Mussolini non perché io approvi in alcun modo la sua, come nessun’altra, dittatura. Ma solo per spiegare la mia opinione sull’apparente impossibilità di modificare la struttura dello stato italiano. L’essenza e la qualità del miglior potere sono un altro discorso che non intendevo fare.

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Catone il Censore

2 anni, 6 mesi

Sig. Calovini, lo avevo capito. Ho solo colto il suo intervento come opportunità per aggiungere una mia riflessione personale.

Pasquale Amitrano

2 anni, 7 mesi

Ho smesso di votare dal 1994, anno del tradimento della Lega. Continuerò a non votare ed a sperare, come auspicato da Alberto Forchielli, che i giovani evacuino questo fottuto paese.

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Catone il Censore

2 anni, 6 mesi

Io comprendo simili atteggiamenti, ma non ne vedo l'utilità. Al di là del fatto che le elezioni e la democrazia siano un grottesco teatrino, considero un approccio come quello qui espresso una semplice, quanto chiassosa, espressione di irresponsabilità. Che razza di "soluzione" sarebbe? Due torti non fanno una ragione. Fanno due torti. Che sono il doppio di uno solo.

luca boselli

2 anni, 7 mesi

Nessuno escluso in effetti

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Cesare Calovini

2 anni, 7 mesi

Io penso che chiunque venga eletto come presidente del consiglio o venga nominato ministro, potrà fare ben poco se l’apparato dirigenziale dei singoli dipartimenti rimane invariato. Lo stesso Mussolini, un dittatore se mai ce n’è stato uno, provo’ ad addentrarsi nella jungla degli uffici per modificarli e benché avesse più potere di un qualsiasi politico, dovette desistere.

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Catone il Censore

2 anni, 7 mesi

E Mussolini non fu il solo. In realtà l'unico modo di esercitare potere è di usarlo (e questo NON significa imporre le tue vedute con la forza, cosa che fece Mussolini e che lo portò alla rovina). E per usare il potere si intende ANCHE creare consenso e rispetto. Lì sta la vera abilità del politico (a prescindere dal colore).

Lo Spiegone

2 anni, 6 mesi

L'aratro traccia il solco ma è la carta da bollo che lo difende!

Catone il Censore

2 anni, 7 mesi

Credo (o forse dovrei dire spero) che la Meloni abbia un po’ di sale in zucca in più della Raggi. Di certo non è una malata di edonismo (eufemismo) come Berlusconi e neppure una pavonessa come Renzi. L’impressione è che sia abbastanza un libro aperto e, d’accordo o non d’accordo, di facile interpretazione (non come Letta, ad esempio, che ogni volta che parla si capisce che sta recitando una parte, quella dell’intortatore). Il fatto che non siano ancora riusciti a tirare fuori uno scandalo per screditarla potrebbe essere un segnale positivo (o forse i suoi oppositori stanno semplicemente aspettando il momento opportuno). Il massimo che riescono a fare (un po’ come con Orban) è screditare (con sensazionalismi) o usare spauracchi, una tattica un po’ fiacca e deboluccia.

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