I luoghi del cuore, il prepartita al Bar Pino

Tifosi Prosegue il nostro viaggio nei luoghi dove si respira l’amore per la squadra del Como

«Ci vediamo da Pino». Sua maestà il ritrovo. Lo dici al telefonino, in ufficio, o all’amico che incontri casualmente prima della partita, in centro. «Ci vediamo da Pino». Pino sarebbe il Bar Pino. Posizionato dietro la Curva Como, accanto all’hangar. Negli Anni Settanta era un chiosco, dal 2006 ha una struttura con veranda più importante. Da decenni è il ritrovo dei tifosi del Como prima di entrare al Sinigaglia. Dentro, ma soprattutto fuori (per motivi di spazio), qui si svolge un bellissimo, meraviglioso, poetico riscaldamento dei tifosi. Vuol dire incrociarsi, abbracciarsi, ridere, scherzare, prendersi in giro, bere ovviamente una birra, facendo combaciare la passione azzurra con quella degli altri. Visto che va tanto di moda la tecnologia: avete presente quanto due telefonini entrano in connessione wireless, e vibrano di elettronica passione? Ecco: qui ci sono centinaia, forse migliaia di cuori azzurri che si connettono e vibrano assieme. Al diavolo i problemi, le preoccupazioni, le scocciature, gli impegni, i guai della vita: qui c’è spazio solo per il Como, per quella passione azzurra che ti fa parlare concitatamente e amorevolmente con gente che forse non hai nemmeno visto prima.

Qui una volta era il ritrovo della parte più accesa della curva, all’inizio ci hanno fatto anche qualche riunione. Adesso gli avamposti più giovani si trovano altrove, un po’al Panpero, un po’ in centro. E qui è rimasto il ritrovo di gente un po’ più vintage. Non importa se poi andrà nei distinti, nella parte di curva più tranquilla o in mezzo alla bolgia a sgolarsi. Qui è il crocevia di tutti, uniti sotto un’unica bandiera. Pacche sulla spalle, prese in giro, vessilli da mostrare, sciarpe e maglie antiche. E situazioni goliardiche: il Como Club Erba, sul muretto di fronte, ogni partita si inventa qualcosa, dalle pizze di Como-Napoli in giù. «Ci vediamo da Pino». E senti la condivisione, l’unità di intenti, il far parte di una comunità. Quella azzurra. «Ci vediamo da Pino». Pino era Giuseppe Pino Scanziani. Ironia della sorte, con un cognome uguale a chi dentro il Sinigaglia ha fatto la storia, Alessandro Scanziani ex azzurro. Parenti? Chi lo sa. Pino (scomparso nel 2021) era un personaggione. Veniva da una famiglia circense, addirittura lui stesso faceva il giocoliere. Sapeva come attrarre, con l’allegria, la disponibilità di tutti. Dopo aver gestito il trenino per bambini ai giardini, nel 1989 ha preso il chiosco. E ben presto lo ha affiancato il figlio Paolo, che oggi gestisce il bar. Harleista convinto, amante del sudamerica, che gli ha dato due compagne, tanti viaggi e una montagna di CD di bachata che mette in continuazione nel locale. Tra Pino prima e Paolo adesso, si è creata quella confidenza, quella assiduità, quella armonia con gli appassionati che fanno di questo posto la casa dei tifosi del Como. Adesivi appiccicati ovunque. Peccato che nella ristrutturazione del locale siano state sacrificate le tapparelle esterne che erano un vero museo dell'adesivo del tifo. Ma poco male, la raccolta continua.

Qui se ne sono viste di tutti colori, come quella volta che qualche genio fece passare il pullman del Livorno proprio qui davanti e scoppiò il finimondo, o quella volta che ci fu la rivoluzione popolare perché i vigili avevano deciso di multare i motorini parcheggiati. Se qualche tifoso, in passato, ha esagerato, ci ha pensato lui, Paolo, a ripristinare l’ordine. Conosce tutti, ha visto tifosi da bambini a mano di papà, diventare adulti, e continuare a passare qui per il prepartita.

Siccome lo stadio è lì attaccato, in settimana capita che passi qualche dirigente azzurro a mangiare una piadina. Anche Suwarso ogni tanto transita. «Bisognerebbe fargli un monumento», dice Paolo. Anche se, con il rifacimento dello stadio e l’inversione delle curve, il Bar Pino perderà la frequentazione dei tifosi del Como. «Non ci posso fare nulla. Mi dispiace molto, perderò quella che considero una seconda famiglia. Però voglio dire una cosa. E’ talmente bello che vogliano rifare lo stadio, che mando giù il boccone e non dico nulla. Questa area che molti a un certo punto definiscono di pregio, è stata lasciata andare nel degrado. Il fatto che vogliano rifare lo stadio e dare una bella sistemata a tutta l’area, è una grandissima notizia. E se li lasciano fare, questi sono capaci di rifare tutta la città». Lui dovrà abitarsi ai tifosi ospiti. «Se il Como va in Europa, potrebbe essere anche un affare... - scherza Polo -. Con tedeschi e inglesi». Ora può godersi l’ultimo anno e mezzo (sempre che i tempi siano rispettati) di tifosi del Como nel suo locale. E poi non si potrà più dire: «Ci vediamo da Pino».

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