
(Foto di Cusa)
Il primo gol dell’attaccante con la maglia del Como non ha sorpreso
Era lì, che gironzolava nella rosa azzurra. Che bussava, che ci provava, che aspettava. Anastasios Douvikas lavorava per lasciare il segno. E il suo primo gol non può essere una sorpresa. Ne aveva parlato Fabregas in conferenza stampa, e nei suoi occhi si vedeva che si aspettava un colpo dall’attaccante greco: «Lavora tanto. L’altro giorno mi ha aspettato a fine allenamento e mi ha detto: Mister, lei mi deve aiutare ad arrivare al top. Questo è un bell’atteggiamento. Sprinta da fermo come nessuno, credo che sia il più veloce in questo. Con l’Empoli non giocherà dall’inizio, ma avrà la sua chance. L’importante è farsi trovare pronto quando capiterà».
E’ capitato subito, proprio contro i toscani. Il greco è entrato e ha colpito, facendosi trovare pronto sul pallone di Vojvoda. Ha difeso bene un paio di palloni, si è sempre ben comportato negli spezzoni in cui è stato impiegato. E poi in conferenza stampa ha mostrato la sua gioia nel partecipare a questo progetto.
Douvikas (26 anni) è tutto tranne che un oggetto misterioso. Ha abbandonato la Grecia presto (Astera Tripolis e Volo le due squadre in cui ha militato) per giocare prima in Olanda all’Utrecht e poi in Spagna al Celta Vigo dove è stato intercettato dallo staff di Fabregas. Dieci gol in due anni nel campionato spagnolo, e nel frattempo 18 presenze nella nazionale greca, con un gol al Kosovo nel 2021. Con la rete di sabato si è iscritto alla corsa per una maglia da titolare quando Fabregas opterà per l’attaccante puro al centro dell’attacco. Una partita dall’inizio adesso gli toccherà.
Douvikas non è il primo greco della storia del Como. Il primo fu Theofilo Karasavvidis, nel 2001-01. Arrivò a settembre dalla Torres dove aveva vinto il campionato di C2 pure come capocannoniere. Blitz di Preziosi e Mimmo Gentile. Per affiancare Carruezzo, Memmo e Sinato. A rileggere i titoli dell’epoca, sembra di ascoltare la musichetta che la Gialappa’s dedicava a quelli che definiva “Fenomeni parastatali”, cioè quelli che nel breve volgere di poco tempo vivevano una eclissi repentina.
«Karasavvidis, la nuova arma del Como»; il titolo al suo arrivo, il 19 settembre. Esordio subito da titolare contro la Lucchese (1-0 per il Como), con la pagella che recitava: «In campo dal primo minuto, ed è una sorpresa. Promette bene, poi cala. Sembra giocatore». La settimana dopo, ancora titolare a Varese (ko 1-0) , ma la pagella era più amara: «Spaesato e abbastanza avulso dal contesto».
Poi due presenze dalla panchina, pochi minuti in Como-Lecco 4-0 e Livorno-Como 2-1. E il titolo de La Provincia del 28 ottobre: «L’esperimento di Karasavvidis è già finito», ceduto al Catania. Un mese azzurro, esperienza lampo, accentuata dal fatto che arrivò con presenze in serie A greca e nella nazionale (11). Oggi Theo fa il procuratore, il suo gioiello è Stefanos Tzimas, al Norimberga (acquistato dal Brighton).
Lo abbiamo rintracciato nella sua Atene. «Vivo un po’ qui è un po’ a Milano. Como? Grande ricordo, amavo Como. Ma l’esperienza calcistica è stata molto negativa. Mi sono sentito preso in giro. Mi hanno acquistato, ma subito l’allenatore (Dominissini, ndr) mi disse che ero lì solo per Preziosi e non per sua richiesta. Come dire che non ero nelle sue corde. Poi anche la società in breve mi mollò e volli andare via subito. Non ho mai capito davvero il senso di quella operazione. Avevo scelto io Como e sognavo di andare in serie A con gli azzurri. Che in fatti due anni dopo avrebbero conquistato la massima serie. Con il curriculum che avevo, meritavo un altro trattamento. Ma sono rimasto ad abitare quattro anni in città (nella sua scheda è scritto che lavorò anche come massiofisioterapista in città, ndr) , in via Carloni, e ho davvero un bel ricordo di quel luogo. Questa estate ho parlato con Charlie Ludi per Tzimas: c’era una eventualità che venisse lì, ma poi il timing non era adatto».
Che ne pensa di Douvikas? «È un bel giocatore, davvero forte. Credo che possa fare bene al Como, ha parecchie qualità e sa fare un po’ tutto. Sono contento per il suo gol». E del resto uno che, nel nome, ha il cognome di un grande attaccante italiano (Anastasi) può essere definito un predestinato...
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