
Cronaca / Como città
Mercoledì 02 Aprile 2025
Tram, orfanotrofi e pesca sul lago: 200 vecchie leggi abolite che raccontano un’altra Como
La curiosità Un tuffo nel passato reso possibile dal decreto legge voluto dalla senatrice Casellati che ha portato a sfoltire il corpo di norme dello Stato, eliminandole ben 30mila
Como
Tasse focolari, navigazione a vapore, Camera di commando e d’arti: sono alcuni dei pezzi che compongono il puzzle della Como di un tempo che emergono dai circa 200 decreti legge relativi al territorio abrogati ieri pomeriggio. Queste leggi, eliminate perché obsolete con un disegno di legge voluto dal governo e in particolare dal ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati, rientrano in un gruppo ben più nutrito di leggi (poco più di trentamila in totale) che si è deciso di eliminare.
Un tuffo nel passato
Ripercorrere le 200 che riguardano il territorio di Como equivale a un viaggio nel tempo. Si inizia con un decreto regio del 25 agosto 1861 con cui si approva il regolamento per la pesca nei laghi e in altre acque pubbliche della provincia . Provincia intesa allora con confini geografici ben diversi da quelli di oggi: comprendeva anche i territori di Lecco e di Varese ed era suddivisa in tre circondari.
L’antico Sant’Anna, già allora al centro del dibattito
Tra i tanti regi decreti eliminati ce ne sono molti che però fanno riferimento specifico alla città di Como. Come quello del 1884 con cui si dispone lo scioglimento dell’amministrazione dell’orfanotrofio femminile cittadino o quello del 1891 che «approva le riforma dello statuto organico dell’ospedale di S. Anna ed uniti luoghi pii di Como». All’epoca l’ospedale, che si trovava dove oggi sorge il Conservatorio cittadino, era già stato affidato dal vescovo alle suore di carità di Como (più volte citate nei regi decreti abrogati ieri) e sarebbe stato trasferito a Camerlata solo nel 1932, per poi approdare a San Fermo nel 2010. Non solo l’orfanotrofio femminile, nelle leggi cancellate si fa riferimento anche all’orfanotrofio maschile della città.
A partire dal 1895 e poi via fino a ’900 inoltrato si parla anche di «collegi di probiviri» ovvero organi conciliativi composti da persone di provata onorabilità e competenza incaricati di risolvere controversie in modo equo al di fuori delle attività giudiziarie. Nel 1895 viene fondato quello per l’industria della seta di Como, poi nel 1904 ne viene istituito uno per «industria, edilizia e affini» e un altro per «industrie mineralurgiche, mettallurgiche e meccaniche», con le relative sezioni elettorali.
Tramway fino alla Svizzera
I nomi di queste leggi però aiutano anche a costruirsi un’idea della vita di tutti i giorni nella Como di fine ’800 e inizio’900. Basti pensare al decreto con cui il 7 agosto del 1905 si approvava lo «statuto del Consorzio tra la provincia e il comune di Como per la concessione di suolo stradale occorrente all’impianto di tramways elettrici» o ancora, l’anno successivo, «l’autorizzazione al comune di Como di esercitare linee a trazione elettrica in città» e a portarle fino al confine svizzero, poi più tardi fino a Cernobbio e poi a Maslianico. Più o meno a quegli anni risale anche un riordino della «scuola di setificio in Como».
Norme dei tempi che furono, eliminate ieri per sfoltire e semplificare il corpo di leggi dello Stato. Un’esigenza che, in Italia in particolar modo ma non solo, si sente da anni.
Quello ai 200 regi decreti relativi al territorio comasco è un addio necessario, che regala però anche l’occasione per ricordare la Como di un tempo e a chi ne calcò le vie.
© RIPRODUZIONE RISERVATA