Carducci, il Comune perde ancora. Ma sull’uso della sede resta il giallo

La sentenza L’Appello respinge il ricorso sulla richiesta di pagare bollette per 118mila euro. I giudici: «Non vi è prova di un divieto di utilizzo di ulteriori aule da parte dell’Associazione»

Como

Un atto di appello «eccessivamente prolisso e poco chiaro» con «produzione documentale massiva e disordinata» non aiuta la battaglia del Comune di Como contro l’Associazione Carducci. I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto la richiesta di Palazzo Cernezzi di annullare la sentenza di primo grado che aveva dato ragione all’associazione, sulla querelle relativa al pagamento delle bollette di luce e riscaldamento per una cifra di poco superiore ai 118mila euro.

Ma la sentenza di Milano affronta anche il tema che ha fatto deflagrare la guerra a suon di accuse e cause civili tra l’associazione rappresentata dall’avvocato Maria Cristina Forgione e l’amministrazione Rapinese: la possibilità, per il Carducci, di utilizzare le aule della sede di viale Cavallotti che non rientrano espressamente nella convenzione siglata più di novant’anni fa.

L’uso della sede

Vale la pena partire proprio da qui, visto anche il video sui social con il quale Alessandro Rapinese ha attaccato il Carducci parlando di una sentenza che, di fatto, darebbe ragione al Comune: «C’è scritto che “il contratto, in definitiva, non prevede la possibilità per l’Associazione”, la tua (il sindaco si rivolgeva all’avvocato Forgione), “di utilizzare ulteriori aule” tranne quei due bugigattoli che hai di sotto. Perciò quelle aule non le puoi utilizzare». In realtà la sentenza dice altro. I giudici, infatti, scrivono che la convenzione del 1929 tra Comune e Carducci «non pone un divieto per l’Associazione di utilizzare le aule dell’edificio, ma un divieto di sottrarre tali aule all’uso esclusivo da parte dell’Istituto Magistrale» che dal 1993 non è più in viale Cavallotti.

E ancora: «Non vi è prova che le parti abbiano concordato un divieto di utilizzo di ulteriori aule dell’edificio da parte dell’Associazione Carducci, ma allo stesso tempo non vi è prova che le parti abbiano concluso un accordo di segno opposto». Tradotto: la questione è ancora da dirimere e non è per nulla chiarita, come farebbe intendere il video del sindaco. Ciò che è certo, secondo i giudici, è che la pretesa del Comune - iniziata sotto l’amministrazione Landriscina e proseguita ora con l’attuale giunta - di avere dall’Associazione 118mila euro a titolo di pagamento delle utenze di luce e gas, è infondata.

Le bollette

A pesare sulla decisione, in parte, è lo stato della documentazione inviata dal Comune nel proprio ricorso. Una «produzione documentale disorganica e caotica». Innanzitutto nel ricorso ai giudici di Milano Palazzo Cernezzi ha preteso di inserire anche i consumi dell’acqua, peccato - si legge in sentenza - che «non è stata effettuata nessuna richiesta di accertamento e rimborso» sul punto e che la stessa cartella esattoriale impugnata parla solo dei costi di luce e riscaldamento.

Su questi ultimi «era onere del Comune fornire prova dei consumi per i quali l’Associazione non aveva diritto a essere esentata dal pagamento», il quale invece ha depositato «documentazione in modo massivo e ciononostante incompleto senza fornire alcuna delucidazione circa la modalità di interpretazione e lettura delle fatture».

Anche per questo i giudici, anziché compensare le spese, hanno condannato il Comune di Como a farsene interamente carico con un conto da oltre 14mila euro più spese generali, Iva e spese di giustizia che fanno alzare ulteriormente il conto finale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA