
Cronaca / Como città
Mercoledì 02 Aprile 2025
«Giovanni Paolo II, figura gigantesca di dialogo e speranza»
Il ricordo Vent’anni a Roma moriva Papa Wojtyla. Monsignor Angelo Riva: «Alla camera ardente in moto. È il pontefice che ha ricompattato l’identità cattolica»
«È stato il papa che ha ricompattato l’unità del cattolicesimo, all’insegna dell’apertura verso il mondo e non della chiusura». Vent’anni fa come oggi si spegneva Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, figura centrale nella storia e nelle vicende del secolo scorso.
Uomo del dialogo e della speranza, la sua scomparsa richiamò in Vaticano, nei giorni successivi, un numero incredibile di fedeli: si parla di oltre tre milioni di persone giunte apposta per rendere omaggio alla salma del pontefice. Tra loro, anche monsignor Angelo Riva, direttore de “Il Settimanale della Diocesi di Como” e docente di Teologia morale in seminario a Muggiò e a Venegono.
La camera ardente
«Ebbi la fortuna – i suoi ricordi – di andare a Roma alla camera ardente allestita in San Pietro: una toccata e fuga in moto per non mancare in un momento cruciale per la Chiesa». Pensando a quel giorno, don Riva parla di «un clima sublime, quasi celestiale: centinaia di migliaia di pellegrini in fila per ore e ore lungo via della Conciliazione per dare l’ultimo saluto al papa. In quel momento c’è stata una sorta di unificazione del mondo». Davvero, «negli anni della globalizzazione felice (e un po’ illusoria), il papa che moriva e riusciva a riunire attorno a sé tutti i propri figli sembrava quasi il segno di un mondo globale, ma unificato, che in lui aveva trovato un profeta di unità e di comunione».
Riferendosi a Wojtyla, il sacerdote parla di una «figura gigantesca: ha raccolto l’eredità del post Concilio Vaticano II e con forza ha saputo coniugare l’identità cristiana e l’apertura al mondo». Due aspetti, questi, che talvolta sembrano in contrapposizione: c’è il rischio, infatti, di snaturarsi o, al contrario, di chiudersi a riccio. Ecco, «Giovanni Paolo II ce l’ha fatta: è stato il papa che ha ricompattato con molta forza l’identità del cattolicesimo, anche ridefinendolo sotto il profilo dottrinale».
Un esempio? «La grande opera del Catechismo della Chiesa cattolica, cui contribuì pure il vescovo Alessandro Maggiolini. Dopo il grande rinnovamento del Concilio, occorreva ritrovare una quadratura della dottrina cristiana, un po’ contestata su alcuni punti», aggiunge monsignor Riva.
La visita del 1996
Grande l’eredità che ha lasciato. E che ancora oggi vive nei credenti. «A partire dalla missionarietà: pensiamo ai suoi viaggi per portare il Vangelo in tutto il mondo. E poi l’apertura al mondo giovanile, con i papaboys che erano qualcosa di più di un elemento folcloristico». Senza dimenticare nemmeno il richiamo alla misericordia, termine ripreso con forza dall’attuale pontificato di Francesco, «espressione di un cattolicesimo che, ritrovando la propria centratura nel mistero di Dio, vive un’apertura verso gli altri nel segno di un amore che fascia le ferite dell’umanità».
Viva nella memoria del sacerdote anche «la grande testimonianza della sofferenza, negli ultimi anni: lo avevamo conosciuto come giovane ed energico pontefice, eletto all’età di 58 anni. Vederlo alla fine, appesantito dalla malattia, ci ha fatto pensare. Eppure, come ha annunciato Cristo nel pieno del vigore, delle forze fisiche e delle capacità mentali, così ha fatto anche nella fragilità della vecchiaia. Benedetto XVI ha fatto una scelta di segno opposto, sentendo di non riuscire ad adempiere più al proprio dovere: decisioni differenti, entrambe legittime e ricche di valori». Ripensando ai suoi oltre 26 anni di pontificato, non si può dimenticare la storica visita pastorale alla Diocesi, il 4 e 5 maggio del 1996. Dall’atterraggio in elicottero allo stadio al discorso in piazza Cavour, quando parlò della realtà lariana quale «Terra illustre e laboriosa», così come definì i comaschi «ricchi nella natura, ricchi nella storia, ricchi nel cuore», forti di una «millenaria tradizione religiosa» che – dai primi martiri, Carpoforo e compagni, fino ai giorni nostri, con la testimonianza di don Roberto Malgesini – non è mai venuta meno.
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