Cronaca / Como città
Mercoledì 26 Febbraio 2025
Il nuovo sinigaglia? Sono fiducioso farà crescere Como
Intervista Corrado Conforto Galli, Prefetto di Como: «Disagio giovanile importante, ma non ci sono emergenze»
Un nuovo Sinigaglia potrebbe «avere cadute positive non solo sulla città di Como, ma sull’intero territorio». E le condizioni perché sia la volta buona «ci sono tutte».
Il prefetto di Como, Corrado Conforto Galli, ieri ha fatto visita alla redazione de La Provincia. Un’occasione per fare il punto sui temi caldi che riguardano la città e, in generale, il territorio.
Como: Il Prefetto Corrado Conforto Galli intervista in redazione. Sicurezza in città e provincia.. Video di Fabrizio Cusa
Partiamo dallo stadio. Lei si è insediato a Como pochi giorni prima del via libera alla serie A nel vecchio Sinigaglia. Pentito di aver dato l’ok?
Direi di no, anzi. Abbiamo ormai ospitato quasi tutte le squadre più importanti e il sistema, nonostante le difficoltà oggettive che ci sono, ha retto grazie soprattutto al super lavoro del questore e delle forze di polizia.
Chiaramente questa è una situazione provvisoria. Si è parlato di un nuovo stadio, ma non è la prima volta. Lei come la vede?
La sensazione è che sia la volta buona. Non solo, credo che il futuro dello stadio potrebbe essere un volano per sviluppare momenti di coesione di cui questo territorio ha bisogno. C’è una volontà comune di arrivare a una soluzione e credo che sia abbastanza chiaro che è un’occasione importante per tutta la realtà comasca, anche alla luce di come questa proprietà si è posta: mettersi a disposizione del territorio, ovviamente con l’intento di fare i propri interessi ma in un’ottica di restituzione di un servizio verso la nostra comunità.
Ma concretamente ci sono gli elementi per arrivare a una soluzione?
Di dibattiti sul Sinigaglia ce ne sono stati tantissimi, ma credo che abbiamo intrapreso una strada molto concreta. Un nuovo impianto potrebbe fornire alla città ricadute positive non solo economiche, ma anche sociali e per quanto ci riguarda pure di gestione dell’ordine pubblico. Impianti nuovi fruibili 365 giorni all’anno che diventino anche momenti di aggregazione consentirebbero di fare quella svolta culturale che si traduce nel portare in sicurezza le famiglie allo stadio, creare momenti di intrattenimento e spettacolo per vivere la competizione sportiva, e non solo, per quello che dev’essere.
Dallo sport alla sicurezza. Ci sono stati episodi di violenza soprattutto in zona piazza Volta e che hanno coinvolto giovanissimi. C’è un problema connesso con una sorta di disagio dei ragazzi?
Non faccio il sociologo, ma sicuramente il disagio giovanile c’è e si vede. Fortunatamente, nella nostra provincia, abbiamo avuto episodi sì deprecabili ma che sono stati tutti quanti colpiti, gli autori individuati e sanzionati.
Ma esiste il fenomeno baby gang, in città?
No, non parlerei di baby gang, che sono strutturate, hanno un’organizzazione e commettono violenze e rapine in serie. Qui abbiamo avuto atti molto gravi, vero, ma non organizzati.
Si sente parlare spesso di istituzione di “zone rosse” per garantire la sicurezza. Avete pensato di crearle in zone quale piazza Volta o, a Cantù, piazza Garibaldi?
Ci abbiamo anche pensato, ma per come è strutturata la norme per quel che ci potrebbe riguardare l’istituzione delle zone rosse è legata alla movida, a luoghi di particolare aggregazione, in quanto non abbiamo forme di disagio e di degrado come potrebbe essere una stazione centrale. Non intendiamo ovviamente militarizzare la città, anche perché parliamo di zone già vigilate. E devo dire che nell’effetto pratico il questore già sta adottando Daspo e quindi nei fatti i soggetti pericolosi sono già allontanati da queste zone.
Al netto della propaganda politica, crede che esista un problema di disagio e di ordine pubblico connesso con le seconde generazioni?
Per la mia esperienza e per la nostra sensazione c’è in parte, ma non è strutturale. Qui è capitato, ma basta andare ad esempio a Cantù e le persone coinvolte sono italianissime. Soggetti che hanno problemi di integrazione ci sono, ma direi che è meno impattante rispetto ad altre zone d’Italia. Qui viviamo una forma di disagio più generale che, comunque, non assume forme di emergenze.
A parte piazza Volta, i residenti lamentano insicurezza anche in altre zone della città come ad esempio via Milano alta o piazza San Rocco. Esiste un problema reale?
In via Milano alta non ci sono stati episodi particolari. Piazza San Rocco era una situazione che non solo abbiamo seguito, anche attraverso provvedimenti di chiusura di locali, ma pure coinvolgendo altre realtà interessate, come la parrocchia, per cercare di non sparare nel mucchio ed evitare di creare disagi in altre zone del territorio. Comunque, non mi sembra che la città di Como sia pericolosa. Al netto di zone che possono apparire tali.
La percezione della sicurezza però è sicurezza essa stessa, non crede?
È importante, non vogliamo trincerarci dietro la lettura positiva dei dati. Se il cittadino pretende, perché vive in una realtà dove è abituato a vivere bene, è giusto che pretenda. Per noi è uno stimolo.
Dalla sicurezza, all’emergenza casa. Anche se non è nelle sue competenze dirette, lei si sta adoperando per trovare una soluzione. Come mai?
Nel mio primo giro di contatti quando sono arrivato a Como, questo è stato un tema comune posto da tutti. Un’emergenza abitativa legata a più fattori e che riguarda un’indisponibilità di alloggi a canoni accessibili. Il tema riguarda anche la classe media. Noi, come pubblica amministrazione, vediamo concorsi i cui vincitori non si presentano nemmeno a causa dei costi delle abitazioni.
Cosa si sta facendo?
C’è un progetto, ancora embrionale: trovare chi ha capitale, tipo fondazioni e categorie produttive, per fare un investimento sul recupero di immobili pubblici e restituirli con canoni sostenibili. Il tutto creando un meccanismo, con garanzie per i proprietari.
Altro tema caldo, la Variante della Tremezzina. Non sarebbe il caso di commissariare il cantiere?
Come Prefettura noi in questa fase potevamo interloquire solo con Anas, per fare pressione. L’idea del commissario non è applicabile, perché questo entra in gioco nella fase preliminare. Ora Anas ha fatto un ordine di servizio, vediamo se ci sarà la ripresa del cantiere.
E infine, in vista dell’arrivo dei turisti, come fare per evitare la paralisi della Regina?
Dopo l’ordinanza stiamo lavorando per garantire i presidi di sicurezza da parte delle forze di polizia, con un potenziamento dei servizi di controllo. L’idea è realizzarli in punti dov’è possibile effettuare l’inversione per quei mezzi che non rispettano l’ordinanza e che quindi verrebbero sanzionati e rimandati indietro. La strada, però, la conosciamo molto bene. Disagi ce ne saranno. Ma il turismo resta un’ottima notizia per Como.
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