La città che invecchia bimbi e genitori anziani pesano sulle famiglie

L’intervista Mariella Enoc analizza la situazione demografica della procuratrice del Valduce: «La nostra missione: favorire le nascite»

Como

Calo delle nascite: siamo ai minimi storici. La bilancia tra anziani e giovani si sta ribaltando. Il nostro sistema dovrà fare fronte tra pochi anni a pesanti ripercussioni economiche, sociali, sanitarie. Basti dire che l’Istat in provincia di Como nell’ultimo anno ha registrato 3.719 nuovi nati, quando quindici anni fa nel nostro territorio nascevano più di 5.918 bambini.

Nello stesso arco di tempo ciascuna donna da oltre un bambino e mezzo oggi è passata a mettere alla luce in media 1,18 figli, se si considerano soltanto le mamme con nazionalità italiana residenti a Como in realtà meno, 1,1. Ci stiamo dimezzando. Mariella Enoc, la procuratrice speciale del Valduce, già alla guida del Bambin Gesù, parla di rischio «impoverimento».

Non a caso tra le principali missioni l’ospedale cittadino no profit annovera il tema delle nascite. Una serie di attenzioni per le nuove nascite sempre più preziose in un contesto storico che vede una forte contrazione della popolazione. Serve, procuratrice, più impegno a sostegno delle famiglie?

Trovo che questo sia un problema enorme, che merita riflessioni e risposte, mentre al contrario non se ne parla a sufficienza. Siamo il secondo Paese più anziano al mondo, abitiamo in una provincia di confine che soffre uno sbilanciamento verso la popolazione anziana. I giovani, attratti dall’estero, dovranno presto reggere un peso gravoso forse insostenibile. Con ricadute non solo nella sanità, ma come detto anche nell’economia, nell’industria, nei servizi. Rischiamo un impoverimento generale.

Manca la voglia di fare figli?

Certo è un grande impegno, mentre la società di oggi spinge i giovani a guardare di più alle carriere, alle passioni, al tempo libero. Ma fare figli è un fatto non solo culturale. Alle giovani famiglie servono sostegni, stipendi più alti, 1.700 euro al mese non possono bastare ad una coppia di genitori. Bisogna lavorare in due, permettersi affitti che tra Como e Milano sono inavvicinabili.

Senza casa è difficile costruire una famiglia...

È chiaro che se per un affitto una coppia spende più di 800 euro i conti in tasca alla fine del mese non tornano. Infatti anche le associazioni datoriali rimaste senza manodopera stanno facendo i primi passi per garantire case ai lavoratori. Con meno giovani nostrani dobbiamo poter attrarre da fuori nuove energie.

Anche dall’estero?

Certamente bisogna far venire qui stranieri, professionisti da preparare, integrare, che possano costruire una loro famiglia. Con le sole nostre forze non ce la facciamo, non ci sono i numeri. Tanti settori segnalano forti sofferenze.

Due figli sembrano già essere la soglia limite per la capacità di spesa di una famiglia...

Le mamme e i papà hanno bisogno di investire sui figli, perché i bambini sono certamente la più grande gioia, ma sono anche un costo, è vero. E poi oggi tra sport, corsi, esperienze, i modelli moderni spingono verso consumi e spese ingenti anche durante la prima infanzia.

Nonni e parenti non aiutano?

Ma non abbiamo più le famiglie allargate di un tempo. È finita l’epoca in cui le mamme potevano contare su zie, cugini, vicini, oggi i nuclei familiari sono sempre più ristretti. E poi c’è un fatto che pesa ancor di più sulle spalle di questi genitori: spesso devono badare sia ai figli che ai nonni. Le mamme arrivano infatti al primo figlio sempre più tardi, oltre i 33 anni, quindi i nonni hanno età sempre più avanzate, con i relativi problemi di salute fisica e mentale. Si tratta quindi di persone che non sono più prestanti, pronte a dare una mano, ma che anzi non di rado sono loro stessi bisognosi di un aiuto. Anche sanitario e non di secondaria importanza.

Cosa fa il Valduce per le famiglie?

Tante piccole azioni che possono apparire scontate, ma che non lo sono. Servizi che hanno un costo che è ben più elevato rispetto ai finanziamenti riconosciuti. La presa in carico della mamma a casa, le ostetriche inviate a domicilio dopo il parto. I punti lettura nel reparto, il gruppi di autosostegno tra mamme, le psicologhe che intervengono in caso insorgano problemi, per ritrovare serenità e stabilità, lavoriamo anche tanto con i consultori. Sono piccoli strumenti per aiutare offerti gratis, anche se non sono previste entrate. Fa parte della nostra missione.

Il Valduce è poco sopra ai mille nati l’anno, c’è un lento calo?

È così per tutti, meno per i grandi centri che comunque non hanno più i numeri di un tempo. Noi reggiamo, proprio a fronte di una certa mole di parti e anche grazie alla patologia neonatale che ancora funziona. Mentre i piccoli ospedali soffrono di più e hanno perso più terreno. Alle volte anche per ragioni di sicurezza concentrare le energie non è sconsigliabile.

Oggi è in viaggio a Roma, vero?

Sì, devo partecipare al Giubileo dei Malati, ci sono più appuntamenti questa settimana anche in tema sanitario ai quali non voglio proprio mancare.

Ha avuto modo di sentire Papa Francesco?

No, ancora no, so però che sta cercando di curarsi e rimettersi con grande determinazione. La speranza è vederlo entro Pasqua. Ma comunque abbiamo tirato un sospiro di sollievo liberatorio, io sono estremamente legata a lui da un lungo rapporto di fiducia. Ce l’ha fatta, è stato forte, sono molto felice.

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