Nidi alle cooperative, sindacati critici: «Così anche Milano e ci sono problemi»

Dibattito Uil Lario: «Le imprese nel capoluogo minacciano disdetta, un rischio anche per Como - Cgil: «Personale impoverito e servizio più debole» - Minghetti: «Varese è l’esempio da seguire»

Il dibattito politico sulla decisione della giunta di esternalizzare la gestione dei nove nidi comunali alle cooperative guarda fuori dai confini comaschi. «L’esperienza di Milano - commenta Uil Lario - con la recente minaccia di disdetta anticipata del contratto da parte delle cooperative che gestiscono gli asili nido a causa dell’aumento del costo del lavoro, dimostra chiaramente come l’esternalizzazione dei servizi essenziali possa mettere a rischio la continuità educativa e la stabilità occupazionale del personale impiegato».

Una situazione, quella che si trova ora ad affrontare l’amministrazione di Giuseppe Sala, che riguarda cinque imprese sociali incaricate delle ore di sostegno negli asili nido e negli asili comunali. La minaccia delle cooperative milanesi è di interrompere il servizio e fare causa all’amministrazione. «Il sindaco di Como - aggiunge Dario Esposito, coordinatore Uil Lario - dovrebbe riflettere attentamente prima di procedere con un’esternalizzazione totale, che rischia di lasciare il Comune senza strumenti di controllo diretto su un servizio essenziale».

Il modello Varese

«Se vogliamo davvero occuparci di denatalità dobbiamo offrire nidi gratis, di competenza statale- dichiara invece Barbara Minghetti, consigliera comunale di Svolta Civica - O fare un investimento sul modello di quanto è stato fatto, per esempio, a Varese». Lì, l’amministrazione, guidata dal sindaco Davide Galimberti, ha optato per un servizio completamente gratuito per le famiglie all’interno dei cinque nidi pubblici.

«È una scelta politica certo non facile - ammette Rossella Dimaggio, assessore alle Politiche educative e sociali e alle Pari opportunità - I costi per l’amministrazione sono altissimi. Grazie ai fondi Pnrr abbiamo appena ristrutturato un nido, ma quegli stessi fondi non coprono i costi del personale, peraltro sempre più difficile da trovare per via dei cambiamenti in corso nel settore dal punto di vista dei titoli di studio. Però noi proseguiamo su questa linea e ci pregiamo di tutelare il percorso educativo 0-6 anni, con nidi aperti dalle 7.30 alle 18 e uno staff educativo seguito dall’interno. Garantire alle madri un accesso ai nidi senza preoccupazioni è una tutela importante».

Ma anche Cgil guarda fuori dai confini comunali per commentare la scelta della giunta: «Il Comune di Taranto, dopo aver annunciato la privatizzazione dei nidi, ha cambiato rotta valorizzando il servizio pubblico esistente con una logica lungimirante e di prospettiva». E poi attaccano la contrapposizione pubblico-privato «avanzata con modalità estreme dal sindaco» che porta a «un indebolimento del ruolo e un impoverimento economico delle persone che lavorano nei servizi».Il sindaco ha presentato la decisione - che passerà in consiglio comunale - come un risparmio per Comune e cittadini: «Ma sui costi non può fornire alcuna garanzia che non varieranno in alcun modo per le famiglie se davvero, e non ci sono dati a supporto, oggi un nido privato costa la metà di uno pubblico, chi assicura che questo costo non varierà? - commenta Cgil - Ma soprattutto, se un servizio ad alta intensità di personale potrà avere costi così contenuti, sarà il personale a pagare la differenza e quindi la qualità del servizio? Questo avrà effetti sulle famiglie?».

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