Addio al mattatore Gene Hackman. Una luce carismatica di Hollywood

L’attore aveva 95 anni: è stato trovato morto insieme alla compagna, lei di anni 63. Ancora incomprese le cause del decesso, avvenuto nella sua casa di Santa Fe, in New Mexico

È avvolta nel mistero, per ora, la scomparsa di Gene Hackman, grande mattatore del cinema hollywoodiano, due volte Premio Oscar, trovato senza vita nella sua casa di Santa Fe, in New Mexico.

Mistero

La polizia locale non ha ancora compreso quali siano le cause della morte dell’attore 95enne, ritrovato senza vita così come la moglie, la pianista 63enne Betsy Arakawa, e anche il cane della coppia. Un enigma che potrebbe appartenere a uno dei tanti thriller polizieschi che Hackman ha interpretato nel corso di una carriera lunga e costellata da misuratissime interpretazioni Aveva un volto particolare: di certo non era un “bello”, ma neppure un “cattivo”.

Si prestava, insomma, a interpretare personaggi comuni, come il detective Popeye Doyle de “Il braccio violento della legge” di William Friedkin che, nel 1972, gli valse la prima statuetta. Aveva debuttato una decina di anni prima con ruoli minori prima di farsi notare in “Gangster story”, la vicenda di Bonnie & Clyde che vedeva protagonisti Faye Dunaway e l’amico Warren Beatty. Dopo l’Oscar ha potuto scegliere, alternando generi, dal disaster movie “L’avventura del Poseidon” a una versione comica di Lex Luthor nei film di Superman con Christopher Reeve passando per lo spassosissimo cammeo in “Frankenstein junior”, nella parte breve, ma indimenticabile dell’eremita cieco che accoglie la creatura, inondandola di minestra rovente e accendendogli il pollice al posto del sigaro.

Ruoli intensi

I ruoli più intensi, però, se li ritaglia in film di minor successo di cassetta, ma acclamati giustamente come capolavori, primi fra tutti “La conversazione” di Francis Ford Coppola, dove interpreta tutta la paranoia degli anni del Watergate, e “Lo spaventapasseri” di Jerry Schatzberg, al fianco del grande Al Pacino.

Negli anni Ottanta è “In cima alla lista degli attori con cui si vorrebbe lavorare”, secondo Alan Parker che lo diresse in un altra pellicola fondamentale, “Mississippi burning”, che affrontava il tema scottante del razzismo. Ha lavorato con Woody Allen (“Un’altra donna”) e Mike Nichols (“Cartoline dall’inferno” e “Piume di struzzo”, il remake americano del “Vizietto”), con Sydney Pollack (“Il socio”) e Sam Raimi (“Pronti a morire”), Clint Eastwood gli riservò due ruoli splendidi ne “Gli intoccabili” e in “Potere assoluto”.

Il primo fruttò il secondo Oscar e una momentanea fossilizzazione sul nuovo western .Prima del ritiro, avvenuto 20 anni fa, si cimentò in una sequenza notevolissima, iniziata con “Il colpo” di David Mamet, proseguita con il capolavoro “I Tenenbaum” di Wes Anderson, con l’adrenalinico “Behind enemy lines” di John Moore, con il classico dramma da tribunale “La giuria” di Gary Fleder fino alla satira “Due candidati per una poltrona” di Donald Petrie, dove è un ex presidente Usa che gareggia per la carica di sindaco del suo paesello contro un idraulico che sembra avere più carisma di lui. Ma nella realtà pochi avevano più carisma di Hackman: le indagini faranno luce sulla scomparsa, ma la sua luce, nella storia del cinema, non si spegnerà mai.

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