Maurits Escher: un artista matematico

La seconda puntata della rubrica “Saperi e sapori” fa tappa nella città di Asti, presso Palazzo Mazzetti. Fino all’11 maggio l’esposizione di oltre 100 opere del maestro olandese, celebre per incisioni e lavori grafici

Artista per i matematici e matematico per gli artisti: è questa l’essenza di Maurits Cornelis Escher, in mostra ad Asti fino all’11 maggio. A Palazzo Mazzetti sono esposte oltre 100 opere di questo artista visionario e molto seguito, grazie al gioco in cui coinvolge lo spettatore. La mostra è curata dall’ingegner Federico Giudiceandrea, uno dei principali esperti e collezionisti mondiali delle opere dell’artista olandese. Si parte dal primo periodo, quando Escher (1898-1972) seguiva ancora lo Jugendstil - il suo maestro era un esponente dell’Art Nouveau - per poi passare al periodo italiano, con i paesaggi (alcuni inediti), e infine la scoperta della tassellatura del piano, che nella mostra si snoda in una serie di suggestivi corridoi.

Amante dell’Italia

Escher era un grande amante del paesaggio mediterraneo, dell’Italia in particolare, che iniziò a conoscere nel 1922. Amore a prima vista, come quello con Giulietta (detta Jetta) Umiker, conosciuta nel marzo 1923 nei giardini dell’Hotel Toro di Ravello, e che diventerà sua moglie il 12 giugno 1924 nella chiesa di San Paolino a Viareggio. I 12 anni di vita, per lo più romana, finiscono nel 1935, quando la famiglia lasciò il paese per non vedere il figlio George diventare un Piccolo Balilla. Dopo il ’36 Escher non fa più paesaggi, ma quando ne ha bisogno ricorre alla memoria e quindi all’Italia; “Metamorfosi”, 4 metri di lunghezza, ne è un esempio.

In questa mostra, tuttavia, sono evidenti soprattutto i rapporti fra l’autore e le simmetrie, la matematica. “Escher - spiega Giudiceandra – ha un legame molto forte con la scienza; resta incantato dalle piastrelle simmetriche che ricoprono le pareti dell’Alhambra. Questa tecnica lo colpì perché, basandosi su un solo tassello, permette di fare opere di una certa dimensione. Inoltre, suo fratello, che era un cristallografo, lo introduce alla parte matematica della tassellazione e della simmetria”.

Un momento cruciale fu l’esposizione delle opere di Escher allo Stedelijk Museum di Amsterdam, nel 1954, in concomitanza col Congresso Internazionale dei Matematici, che permise all’artista di entrare in contatto con figure come Roger Penrose (1931) e Harold Coxeter (1907-2003), dai cui incontri nacquero alcune delle sue opere più celebri.

Successivamente, rivelò di avere una maggiore affinità con i matematici piuttosto che con gli artisti. Penrose, Nobel per la Fisica 2020 (formazione dei buchi neri), inviò a Escher “Oggetti impossibili: uno speciale tipo di Visual Illusion”, un articolo da lui pubblicato con il padre, Lionel Penrose, nel British Journal of Psychology (1958), che rendeva omaggio ai lavori di Escher. Colpito da 2 illustrazioni l’artista ne trasse ispirazione per realizzare le litografie “Salire e Scendere” (1960) e “Cascata” (1961). Coxeter, col quale fu legato da una lunga amicizia, “diede una grande scossa” ad Escher quando in una lettera gli presentò alcune figure matematiche che rappresentavano la simmetria non-euclidea nel piano iperbolico, da cui originano le incisioni “Limite del cerchio I-IV”.

Realtà paradossale

Quella che coglie Escher è una realtà paradossale, che sfugge ai nostri sensi. “La generazione Hippie - commenta Giudiceandrea - lo amò molto perché in lui vedevano gli aspetti onirici, forse legati alle esperienze psichedeliche, e lo resero famoso”. Come artista, fra i primi ha colto e messo in discussione concetti come il tempo, lo spazio, o la causalità degli eventi. Nel molto grande, o nel molto piccolo, le cose non sono sempre come sembrano: in certi casi la realtà non è univoca e difficile da immaginare: Escher lo fa intuire, mostrando che fra percezione e realtà ci può essere una differenza. Il paradosso, dopotutto, è “andare oltre l’opinione comune”. Una curiosità: Escher firmava solo le copie grafiche, riproducibili, litografie e xilografie incise sin nei dettagli più microscopici; ma non i disegni: una visione sociale dell’arte.

La mostra è aperta dal lunedì alla domenica (prezzo pieno 14 €) dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Per info e prenotazioni, [email protected] o al numero 0141-530403.

Dopo quella su Roma, vi proponiamo la seconda puntata per la rubrica mensile “Saperi e sapori”, incentrata su Asti. Vuole essere di ispirazione per un weekend in cui si accosti un evento culturale, un insolito itinerario di poche e suggestive tappe nella città che lo ospita o nei suoi dintorni e, dulcis in fundo, qualche suggerimento gastronomico.Il curatore, Marco Cambiaghi, è docente universitario e giornalista pubblicista. In questa pagina coniuga la passione per la divulgazione della cultura con quella per la buona tavola.

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