Variante Tremezzina, tante parole (e buoni propositi). Eppure ancora non si spara

Il ministro Matteo Salvini assicura attenzione ma Anas e impresa restano distanti sui finanziamenti. E non c’è ancora la data della ripresa delle esplosioni

Marco Palumbo

Nonostante i buoni propositi del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, ribaditi anche lunedì mattina a Como in occasione della chiusura della “Settimana della Legalità”, la Variante della Tremezzina viaggia sempre più su un binario morto. Almeno per quel che concerne la ripresa del “core business” principale ovvero le “volate” tramite esplosivo ai due portali di Colonno (in primis) e Griante.

Secondo quanto ha potuto documentare il nostro giornale nelle ultime ore, le parti - ovvero Anas e impresa - sono ancora parecchio lontane per quel che concerne la definizione, anzitutto economica, del conferimento dei materiali di scavo contenenti idrocarburi (a Colonno) ed arsenico (a Griante).

Dunque al momento la ripresa delle “volate” non può in alcun modo avvenire e questo perché Anas e impresa non hanno trovato l’accordo economico e di conseguenza le modalità operative per conferire nei siti i materiali contenenti idrocarburi, una parte dei quali destinati a Tirano e soprattutto arsenico.

La distanza marcata tra Anas e impresa complica dunque (e di parecchio) la ripresa delle “volate” con la stagione turistica di fatto iniziata e con la Pasqua dietro l’angolo. A questo punto anche la data d’inizio maggio per la ripresa su larga scala delle “volate” è in bilico. Il dato oggettivo notato in presa diretta (anche) negli ultimi giorni è che il numero di maestranze al lavoro a Colonno resta ridotto e comunque ben al di sotto della quota che si sarebbe dovuta progressivamente raggiungere dalla ripresa delle opere datata 24 febbraio in poi.

Ciò non significa - ben inteso - che il cantiere è fermo. Ma certo con mezzo metro di avanzamento al giorno attraverso lo scavo della galleria principale “Comacina” con l’escavatore munito di “martellone” l’obiettivo finale vale a dire il confine naturale sul torrente Perlana in quel di Ossuccio dei 3,5 chilometri di galleria appare decisamente lontano. Questo in virtù del fatto che la progressione giornaliera con il “martellone” è di mezzo metro circa contro i quattro metri al giorno di una singola “volata”.

Dunque i buoni propositi del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini non si discutono, ma certo di mezzo ci sono poi la burocrazia e dinamiche non semplici da perimetrare. Senza un accordo economico, questo è certo, le “volate” non possono riprendere, tanto che la stessa Anas lo scorso 10 marzo aveva parlato di “questione legata allo smaltimento delle rocce contenenti idrocarburi e arsenico, che sarà risolta nei prossimi mesi”.

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